MINI INTERVISTA A ELIANA CICCOPIEDI, AUTRICE DI “E SE…”

Qualche giorno fa vi ho parlato di “E se…”, un romanzo che ho letto per caso e di cui mi sono innamorata (qui la recensione). Vi ho detto che si tratta di una storia d’amore un po’ difficile, di un incontro fortuito che si trasforma in un rapporto stretto e di due anime che hanno tanto bisogno di qualcuno che le completi.

Autrice di questo libro è Eliana Ciccopiedi, milanese di nascita e laureata in architettura al Politecnico di Milano, insegna e scrive. “E se…” è il suo romanzo d’esordio.

Sono felice che Eliana abbia accettato la mia proposta e si sia sottoposta a questa piccola intervista che ho pensato di farle perché avevo, io prima di tutti, delle curiosità che avrei voluto sapere e che magari tutti i lettori del suo romanzo avranno piacere a leggere.

Bene, bando alle ciance, ecco a voi l’intervista.

 


D – Innanzitutto grazie per aver accettato di rilasciarmi questa mini-intervista. La prima domanda che voglio farti è molto semplice ma insidiosa: cosa rappresenta per te la lettura?

R – Evasione. Un libro è scritto bene quando mi fa entrare dentro le sue pagine, diventare uno dei personaggi, legarmi a loro tanto da arrivare alla fine e sentirne la mancanza. Altre volte, poche, l’evasione si unisce alla cultura, o a un contesto particolare. Quello è un grande romanzo.

D – Quando hai deciso di voler diventare una scrittrice? Era il tuo sogno da bambina?

R – L’idea della scrittura è sempre stata molto lontana. Ho sempre amato scrivere, ma mai avrei pensato a un romanzo. Finché una storia ha bussato nella mente e non ho potuto fare a meno di tirarla fuori scrivendo. Ma quando ho iniziato, provavo uno strano imbarazzo per quel che stavo facendo. Buttavo giù pensieri, emozioni e pian piano davo corpo a delle persone, con un carattere, pensanti, così reali da arrivare alla fine e sentirne la mancanza. E solo alla fine ho preso coscienza che quella storia avesse il potenziale per essere pubblicata e letta da altri. Ma, me lo avessero chiesto due anni fa… avrei sorriso al pensiero di pubblicare un romanzo. Come un miraggio.

D – Qual è il tuo libro preferito o comunque quello che rileggeresti sempre volentieri?

R – Dovresti saperlo, dato che è citato e descritto nel primo capitolo del romanzo! L’aggettivo “preferito” non mi si addice,  non ho per ogni categoria qualcosa di preferito, e ho diversi libri che rileggo più volte e sempre volentieri. Quello riletto più spesso è, appunto, Via col vento. Esercita un fascino senza tempo, i personaggi come la storia, come le atmosfere dipinte al suo interno.

D – Hai uno scrittore preferito?

R – Preferito? Ce ne sono molti, ognuno per ragioni diverse. Jane Austen per l’ironia e l’acume con cui coglieva le sfumature di ogni personaggio che narrava, anche il più insignificante. Erica Jong, perché è cruda e vera e profonda come poche. La Rowling, da scrittrice non posso che apprezzare il mondo che è riuscita a creare. Prima l’apprezzavo perché mi faceva entrare in un mondo tutto nuovo, dove l’impossibile diventava possibile. Ora l’apprezzo per come lo ha fatto, basita dalla genialità che ci sta dietro. E poi c’è Robin Hobb. Pochi qui in Italia la conoscono, un’autrice fantasy molto apprezzata all’estero, anche lei tanta maestria e sagacia nel narrare le vicende e l’animo umano.

D – Parliamo del romanzo. Elena è il tuo alter-ego o hai creato una personalità diversa dalla tua per la protagonista del libro?

R – Lo dico a tutti quelli che me lo chiedono, nascondersi servirebbe a poco, Elena nasce da me. Eliana è la ragazza del prologo, divenuta Elena, una wedding planner che incontra per caso l’attore che tanto l’aveva colpita su quel palco. I suoi pensieri, le convinzioni, come le contraddizioni, sono i miei. Ma Elena è anche più riuscita di me, più volitiva di quanto non fossi io quando scrissi il romanzo. In un certo senso, ho preso esempio da Elena per rafforzarmi un po’. A volte, invece, mi sembra di stare ferma, mentre Elena va avanti. E non sapete quanto la invidii.

D – Hai visitato davvero tutti i posti e le città di cui parli nel libro?

R – Le città tutte, alcune qualche anno fa, altre più recentemente. Solo un luogo tra tutti non è stato realmente vissuto. Ma non vi dirò quale, è un segreto.

D – Nel libro c’è una base autobiografica, la situazione iniziale l’hai vissuta in prima persona. Cosa ti sentiresti di dire all’attore che ha ispirato il tuo romanzo?

R – Cosa dirgli? So che quando me lo sono ritrovato davanti avrei voluto dire tante cose, poi la confusione si è impadronita di me e mi sono limitata a dire poco e niente. Sarebbe un successo anche solo avere una normale conversazione con lui. Il bello è che all’apparenza non sembro neanche tanto nervosa (anche se questo potrebbe confermarlo solo lui). Un attimo dopo, mi vengono in mente infinite domande. Il fatto è che quando lo vedo, io vedo lui, non Leonardo. Cerco Leonardo, ma quello è solo un ragazzo dal grande talento, profondo, gentile, comprensivo tanto da sembrare irreale, ma non è il mio Leo. E non lo è per il semplice fatto che non mi guarda come Leo guarderebbe Elena. Vede solo una ragazza infatuata di lui, che ha scritto un romanzo ispirato a lui. Credo sia questa la ragione per cui quando scrivo qualcosa pensando a lui scrivo tanto e sono me stessa, ma quando lo vedo non so bene cosa dire perché di fatto noi due non ci conosciamo. E realizzarlo, alla Elena che c’è in me fa male, lo ammetto. Forse gli chiederei: “Chi sei veramente, tu che indossi tante maschere? Dove finiscono loro e cominci tu?” per capire se lì dietro, da qualche parte, il mio Leo esista.

D – Ci sarà un seguito o pensi sia meglio lasciare tutto così com’è?

R – Il seguito è quasi finito! C’è chi potrebbe pensare che una storia con un  finale del genere, perfetto, non debba essere manomessa, e non escludo che abbia ragione. A quelle persone consiglio di non leggere il seguito. Perché ci saranno stravolgimenti, e il finale non è scontato, ma è anche molto intrigante, considerato che vedremo due nuovi protagonisti all’opera oltre a Elena e Leonardo, due storie che collidono e collimano e forse vi faranno perdere la cognizione della realtà. E poi, tutto val la pena di essere vissuto. È l’unico modo che abbiamo per non collezionare troppi e se… nella vita.

D – Come ti vedi tra 5 anni?

R – Questa è tosta. Mi vedo con un bambino, a guardarmi indietro e sorridere di questa parentesi della mia vita, dove speravo con un romanzo di cambiarne il corso, e magari di riuscire a far parte dell’esistenza di una certa persona.

D – Infine,  te la senti di dare un consiglio a chi ci legge e magari sogna di pubblicare un libro?

R – Per me le cose sono andate diversamente, non sapevo di voler scrivere un libro finché non l’ho fatto e posso dire mi è andata bene. Seppur con una piccola casa editrice, la proposta di pubblicazione è arrivata dopo solo due mesi. Solo lì ho realizzato che potesse essere reale. Nel mio piccolo sono stata fortunata. So che pubblicare un romanzo non fa di me una scrittrice. Questo è uno di quei mestieri in cui non si finisce mai di imparare e migliorare, tanto più considerato che i miei studi conducevano da tutt’altra parte. Nel tempo cambia lo stile, il quale è riflesso della nostra personalità e di quella delle persone di cui si racconta. Cambia il mercato. È un settore in evoluzione continua, e se posso osare dirlo la qualità è sempre più bassa. Pubblicare un libro non cambia la vita, si va incontro a tanti regali, come a tante delusioni. Si deve credere in quel che si è fatto, perché non può piacere a tutti e le critiche sono dietro l’angolo, e ogni volta i dubbi assalgono. È necessario saper mantenere il giusto equilibrio: crederci senza esaltarsi troppo, non lasciarsi abbattere ma non peccare di presunzione o alterigia e accettare le critiche costruttive, credere nel proprio stile ma propendere per migliorarlo. È molto simile alla vita, in effetti, solo tutto più concentrato.

 


Grazie, grazie infinite ad Eliana per questa chiacchierata e per la sua gentilezza.

Spero che abbiate apprezzato l’articolo e che in qualche modo vi abbia incuriosito in merito alla storia di “E se…”, e se non lo avete ancora letto vi invito a provare perché penso proprio che non ve ne pentirete!

 

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