Intervista a Valentina Luberto

Buon pomeriggio amici e buon giovedì (su forza manca solo un giorno al weekend! xD)

Oggi vi scrivo per proporvi una piccola intervista che ho voluto fare a Valentina Luberto, autrice di uno dei libri che ho letto a cavallo tra il 2016 e il 2017 dal titolo “Sghembestorie” al quale ho dedicato la prima recensione del nuovo anno (here).

Il libro in questione mi è piaciuto così tanto e il profilo Instagram di Valentina è così bello che mi sono sorte delle curiosità personali che ho pensato potessero trasformarsi in un botta e risposta interessante anche per voi followers. Ho proposto la mia idea a Valentina, la quale è stata subito entusiasta e le sue risposte mi hanno confermato quanto la mia idea sia stata giusta.

Ecco qui quello che ne è venuto fuori, buona lettura! 🙂

intervista


Salve a tutti! Prima di rispondere alle tue belle domande, vorrei ringraziarti per questa intervista e per aver letto con tanto interesse le mie “Sghembestorie”.

  • Da quanto tempo hai la passione per la lettura?

Leggo da quando ero molto piccola. Ho iniziato con le favole, in particolar modo quelle dei fratelli Grimm, per le quali ho sviluppato una forte passione, soprattutto grazie a mio padre che non solo me le ha sempre raccontate, ma voleva che io stessa, poi, le raccontassi a lui. Successivamente, in particolar modo dai diciotto anni, ho ampliato le mie letture includendo i romanzi: Svevo, Calvino, Kafka e Dostoevskij mi hanno folgorata all’istante e, ancora oggi, occupano un posto speciale nel mio cuore.

  • Qual è il tuo genere letterario preferito?

Narrativa non di genere.

  • Hai un libro preferito o (come me) non riesci a sceglierne solo uno?

Sì: “La coscienza di Zeno”, Italo Svevo.

  • Parliamo un pochino delle tue opere e della tua arte. “Sghembestorie” è il tuo primo libro, un insieme di storie popolate da personaggi un pochino strambi ma molto divertenti e interessanti. Come ti è venuta l’ispirazione per scriverle?

Ogni storia contenuta in “Sghemebestorie”, ha una storia a sé. Posso dirti che tutto quello che scrivo nasce da una visione che mi coglie improvvisamente e che risponde all’esigenza di raccontare, ricordare, vivere qualcosa che nasce dal profondo della mia anima. L’ispirazione di ciò che scrivo è la mia stessa vita, soprattutto quella interiore, anche quando a raccontare sono surreali e strampalati personaggi, a cui io mi affeziono sempre.

  • Le hai scritte tutte nello stesso periodo o è passato del tempo fra l’una e l’altra?

No, queste storie sono nate in momenti diversi, in un lungo periodo di tempo.
Non ho pensato: Scrivo una raccolta di storie!
Ho scritto queste storie e mi son detta: Queste storie si assomigliano, anche se sono nate in tempi e con intenti distanti e differenti.

  • Ricordi quale hai scritto per prima?

Tra le “Sghembestorie”, sicuramente: “L’esperto che sapeva cucinare le cialde, forse” che è anche quella a cui sono più legata. A proposito, ora vi faccio io una domanda: avete capito chi è questo esperto che corre? Perché quel personaggio ha un’identità ed è qualcosa che appartiene a ognuno di noi.

  • La cosa che mi è piaciuta di più di “Sghembestorie” è che le storie prendono spunto dalla quotidianità, dal mondo che ci circonda e dai sentimenti di ognuno di noi. Ogni personaggio ci fornisce anche una sorta di insegnamento. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Sono delle storie molto egocentriche, anche se non si direbbe. Calvino diceva: “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto”; io nelle mie storie nascondo qualcosa di me e resto a guardare. Cosa? Guardo se qualcuno tra le parole riesce a trovarmi.

  • L’altro tuo racconto “Cuore confuso al cioccolato fuso” è simile al primo libro o se ne discosta? Parlacene un po’.

“Cuore confuso al cioccolato fuso” è un singolo racconto pubblicato soltanto in formato ebook per la collana “I Brevissimi” di Lettere Animate Editore. Questo racconto è stata una piccola messa alla prova per me perché per la prima volta ho dato voce a un bambino, cercando di renderlo più credibile possibile. Il racconto segue l’intento della collana, dunque è breve e cerca di raccontare con tenerezza la scoperta del sentimento dell’amore da parte del piccolo Gino, grazie all’aiuto dell’amorevole e speciale zia Malia. Anche in questo testo c’è un aspetto surreale che troviamo in “Sghembestorie”, ma è molto più legato alla realtà.

  • E per quanto riguarda i disegni? Hai uno stile tutto tuo che a mio parere è molto riconoscibile e soprattutto simpatico. I tuoi disegni mi mettono allegria! Come è nata questa tua passione? Hai scoperto subito il tuo talento?

Dico sempre: ho iniziato a disegnare un giorno in cui non ho trovato le parole. È così, ho iniziato proprio in un periodo in cui avevo bisogno di silenzio e, ancora oggi, disegno molto quando ho qualcosa da dire, ma non trovo le parole. In “Sghembestorie” i disegni che introducono ogni storia sono un completamento, qualcosa che comunica arricchendo la parola scritta. Come nella scrittura, l’unica via che vedo possibile è esprimermi secondo uno stile che rispecchi me, quello che sono, vedo, penso, sento. Sono convinta che ognuno abbia un mondo originale e speciale da comunicare, che è suo e di nessun altro, ecco, io tento di mostrare e scoprire il mio.

  • Ricapitolando: lettura, scrittura e disegno. Hai qualche altro talento/passione nascosto che ci vuoi rivelare?

Ho iniziato a scrivere a trent’anni, ho cominciato a disegnare poco dopo, prima di allora non sospettavo neppure di poter fare tutto ciò. Sono in continua ricerca e scoperta e vivo la vita con la certezza che trovi sempre un modo per sorprendere.

  • In ultimo voglio chiederti di dare un consiglio a chi come te ha un talento e vorrebbe vivere di questo. Cosa non deve mai mancare per riuscire a realizzare i propri sogni?

Purtroppo io non riesco a vivere del mio talento, sarebbe il mio desiderio più grande, sto lavorando perché si realizzi, con la consapevolezza sia una sfida ardua che richiede tempo, pazienza, impegno, sacrificio e che non è detto possa diventare realtà. Io credo, però, che una volta riconosciuta l’autenticità di un sogno, si debba almeno provare a realizzarlo, io ci sto provando. Cosa non deve mai mancare? Un cuore coraggioso e una passione così forte da sentire che muova anche quando ci si sente immersi nelle sabbie mobili. Per me è così.


Sono curiosa di leggere i vostri commenti!

Conoscevate già Valentina? Avete letto i suoi libri? Se si, provate a rispondere alla domanda che vi pone Valentina, chi è l’esperto a cucinare le cialde?

 

A presto

Teresa

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11 pensieri su “Intervista a Valentina Luberto

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