“Il Sabato Poetico” #2

Buongiorno amici e buon sabato a tutti!

Ci ritroviamo oggi con la rubrica poetica del fine settimana e stavolta ho scelto una poesia tanto triste e pregna d’amore che ho scoperto ai tempi della scuola e che mi ha letteralmente folgorata.

Sto parlando di “Ho sceso dandoti il braccio” di Eugenio Montale.

Dedicata alla moglie scomparsa, questo testo evidenza la forte malinconia che il poeta prova dopo la morte della moglie e la tristezza, la rassegnazione che accompagnano ogni verso sono, a mio avviso, strazianti.

Vi lascio al testo, che troverete tutto in grassetto perché non c’è una parte che preferisco più delle altre.

 

Ho sceso dandoti il braccio – Eugenio Montale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

 

 

NOTA SULL’AUTORE:

Eugenio Montale è stato un poeta e scrittore italiano, premio Nobel per la letteratura nel 1975. La poesia è per Montale principalmente strumento e testimonianza dell’indagine sulla condizione esistenziale dell’uomo moderno, in cerca di un assoluto che è però inconoscibile. Tale concezione poetica – approfondita negli anni della maturità, ma mai rinnegata – non attribuisce alla poesia uno specifico ruolo di elevazione spirituale; anzi, Montale al suo lettore dice di “non chiedere la parola”, non “domandare” la “formula” che possa aprire nuovi mondi. Il poeta può solo dire “ciò che non siamo”: è la negatività esistenziale vissuta dall’uomo novecentesco dilaniato dal divenire storico.

Alcuni caratteri fondamentali del linguaggio poetico sono i simboli: nella poesia di Montale compaiono oggetti che tornano e rimbalzano da un testo all’altro e assumono il valore di simboli della condizione umana, segnata, secondo il poeta, dal malessere esistenziale, e dall’attesa di un avvenimento, un miracolo, che riscatti questa condizione rivelando il senso e il significato della vita.

(Fonte: Wikipedia)

 

 

Ecco è successo di nuovo. Ogni volta che ho a che fare con questa poesia le lacrime mi arrivano agli occhi e difficilmente riesco a ricacciarle indietro.

Grazie per la lettura e buon fine settimana.

A presto,

Teresa

 

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