[Collaborazione] Recensione “Dragonfly – fiori rossi” di Alexandra Castles

Buongiorno lettori e buon martedì!

Oggi voglio parlarvi di un libro che ho terminato un pò di tempo fa e che mi è piaciuto molto.

Il titolo è “Dragonfly – Fiori rossi” ed è un romanzo distopico post apocalittico.

Bene, ‘na cosa divertente insomma!

Premetto che di solito gli scenari di distruzione, soprattutto quelli post apocalittici, non mi allettano molto, anzi mi fanno venire un pò d’ansia, però ho dovuto ricredermi.

La storia è ambientata nel futuro, precisamente nel 2029, tra le città di Glendale, Chicago e Las Vegas, distrutte dal “fiore rosso”, ovvero un’epidemia simile alla peste che ha decimato la popolazione americana e mondiale, a sua volta originata da una fortissima siccità datata (pensate un pò!) 2017!

La siccità insieme ad altri fattori hanno distrutto il mondo, lasciando i pochi sopravvissuti ad una vita di stenti e soprattutto di solitudine.

La protagonista della storia è Alaska, una diciassettenne che ha purtroppo perso tutta la sua famiglia a causa dell’epidemia e si ritrova a vivere da sola nell’ostile posto che la Terra è diventato. Alaska decide di lasciare la sua casa di Glendale per raggiungere New York, dove sa, o almeno spera, si trova suo fratello, partito anni prima per tentare di raggiungere posti più vivibili.

Sistemate nello zaino le sue cose più preziose, Alaska parte ma si ferma ben presto per recuperare delle taniche di benzina nell’officina di un amico di suo padre. Qui non si aspetta però di trovare Ines, la figlia del meccanico, anch’ella sopravvissuta alla sua famiglia. Le due ragazze decidono di fidarsi l’una dell’altra e di condividere non solo le provviste di cibo che hanno ma anche il viaggio che le porterà lontano dalla comunità inesistente di Los Angeles.

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Partite di nuovo alla volta di New York, Alaska e Ines si ritrovano purtroppo vittime di uno scontro con un’altra auto. L’incidente provoca una forte esplosione che costringe le ragazze a scappare insieme ai due ragazzi che occupavano l’altra auto.

Diffidenti ma anche impaurite, Alaska e Ines, continuano il loro viaggio insieme ai due ragazzi, Alex e Sam, che si dimostrano innocui e soprattutto preparati alla lotta siccome ex militari.

L’attrazione tra Alex e Alaska è palpabile fin dall’inizio ma entrambi al momento hanno ben altro a cui pensare che all’amore.

Il viaggio continua ma non senza problemi. I protagonisti si ritrovano infatti a fronteggiare una banda di delinquenti che comanda la città di Las Vegas, assicurando a tutti le provviste necessarie alla loro sopravvivenza, in cambio, almeno apparentemente, di oro e altri oggetti preziosi.

Nella colluttazione Ines spara ad uno della banda e ciò comporta una rocambolesca fuga dei ragazzi verso un posto tranquillo dove potersi nascondere ma soprattutto dove poter curare Sam, ferito ad una spalla da una pallottola.

Trovata una villa disabitata e soprattutto ricca di provviste, Alaska, Ines, Alex e Sam decidono di restarci almeno finché quest ultimo non si sia ripreso.

Qui i quattro ragazzi si riscoprono a vivere una vita tranquilla e agiata, vergognandosi quasi di approfittare della casa di qualcuno che probabilmente è morto, ma allo stesso tempo felici di non vivere di stenti per una volta nella loro vita.

La guarigione di Sam però li porta a conoscere la loro vicina di casa, Mari, una donna dall’aspetto orientale, ricca e bella, che si offre di aiutarli.

Questa conoscenza metterà a repentaglio la vita di tutti ma soprattutto quella di Alaska, colpevole di essere immune all’epidemia e quindi un’ottima candidata per gli esperimenti scientifici di chi comanda la città e di chi forse ha contribuito alla diffusione del “fiore rosso”.


Beh mi sono lasciata parecchio andare nel raccontare la trama ma giuro che c’è ancora tanto da scoprire.

Come vi ho anticipato mi è piaciuto molto questo libro.

E credo anche che la copertina sia molto bella. L’immagine è affascinante e mi piace il fatto che alcuni dettagli si comprendano soltanto dopo la lettura del libro. Promossa!

Fin dalle prime pagine mi ha colpita e spinta a continuare la lettura. La prosa è buona e pur non amando le storie di distruzione e appunto distopiche, spesso mi ritrovo, una volta cominciate, ad apprezzarle. Questa volta è successo lo stesso.

Tutto il romanzo è ben strutturato. Ho apprezzato la narrazione a due voci e il ritmo incalzante che mi ha tenuta incollata alla pagina. I personaggi sono forti e affascinanti, si tratta di ragazzi giovani che hanno dovuto affrontare esperienze molto più grandi di loro quindi il coraggio che dimostrano e la caparbietà scaturisce soprattutto da un istinto di sopravvivenza che hanno dovuto sviluppare fin da piccoli.

Per quanto riguarda la storia d’amore tra i due protagonisti, beh, ci voleva. Ha “alleggerito” un pochino la storia e pur essendo abbastanza prevedibile la sua presenza e anche lo svolgimento, devo dire di averne apprezzato i contorni. Ha aggiunto un pò di pepe al racconto, insomma.

Tutto sommato quindi promuovo “Dragonfly – fiori rossi” con un ottimo voto e consiglio la lettura un pò a tutti. Sia a chi ama il romanzo rosa, sia chi impazzisce per i distopici, sia a chi ha bisogno di leggere qualcosa di leggero ma allo stesso tempo non tanto leggero da essere “inutile”.

Si perchè la lettura di questo libro mi ha portato anche a riflettere su alcuni aspetti della vita. Sul fatto che spesso noi diamo tutto quello ci circonda e che abbiamo, per scontato. Tutto ci sembra normale  e spesso questa normalità ci distrugge. Ci fa dimenticare quanto invece dovremmo sempre essere grati per la vita agiata che conduciamo, anche soltanto perchè abbiamo la sicurezza che se apriamo il frigo bene o male qualcosa da mettere sotto i denti lo troviamo.

Inoltre un paio di frasi del libro mi hanno colpita e fatto ragionare:

“Ines mi ha detto che suo padre le ripeteva spesso che crescere vuol dire andare al centro della sofferenza e farsi avvolgere dal dolore, che non crederlo è un’ingenuità e non provarlo una sconfitta”

Ecco, il dolore. Chi non lo ha mai provato? Chi non si è mai sentito sopraffatto dalla sofferenza. Ma è davvero così negativa? O in qualche modo è fondamentale soffrire nella vita per poi uscirne più forti di prima?

“Volsi l’attenzione al suo compagno: Travis. Il creatore e leader di quel piccolo pezzo di mondo. devo dargliene atto. aveva gestito il tutto in modo intelligente, ma era impossibile ignorare quella scintilla di pazzia in fondo alle sue iridi. E i folli sono temibili perchè del tutto imprevedibili”

Beh questa è una frase che ci riguarda parecchio. Le azioni più ignobili perpetrate al giorno d’oggi sono spesso causate proprio da persone folli. Temibili appunto perchè imprevedibili, perchè agiscono senza un filo logico. E ogni volta che ci penso rabbrividisco.


Infine vi invito, se vi ho incuriosito, ad acquistare il libro qui –> The Dragonfly fiori rossi

Grazie per la visita e grazie all’autrice per avermi dato fiducia affidandomi la sua opera. Spero, e credo di esserne abbastanza sicura, che ci sia un seguito perchè il finale non è proprio completamente chiuso.

 

 

 

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