[Collaborazione – Recensione] “Le mie pagliuzze” di Dora Buonfino.

Buongiorno lettori.

Il libro di cui vi parlo oggi è stato per me una lettura bellissima ma allo stesso tempo davvero forte.

Inizio con ringraziare la casa editrice, Le Parche Edizioni, per avermi inviato il libro e dato dunque la possibilità di leggere un meraviglioso scritto.

Innanzitutto ecco i link utili per acquistare il libro: Sito Le Parche (a Maggio potrete approfittare di uno sconto del 15%) e Amazon  Le mie pagliuzze.

“Le mie pagliuzze” di Dora Buonfino, parla dell’abuso sessuale sui minori. La protagonista racconta la storia della sua vita a partire da quando, all’età di 5 anni, subisce per la prima volta violenza da parte di Vittorio, il cugino di sua madre.

Il libro è stato scritto perché la protagonista ha deciso di dividere il peso del suo dolore con qualcuno, per poter in qualche modo superarlo e capire di essere stata solo una vittima.

Il suo molestatore è una persona cara, una persona conosciuta e stimata dalla famiglia, che riesce ad ottenere affetto e fiducia dalla sua vittima. Sembra l’unico a capirla, l’unico ad avere tempo per giocare e parlare con lei. L’unico che non la tratta come una bambina e basta, ma come un essere pensante. A differenza della madre di lei che, troppo presa dalla sua vita, sembra non avere tempo per la figlia.

Il primo sentimento che ho provato mentre leggevo è stato la rabbia. La rabbia verso il comportamento abominevole di quest’ uomo che ha il coraggio di abusare di una bambina così piccola, di approfittare della sua fiducia e, nella sua follia, di deviare i suoi pensieri. Inoltre, le parole dell’autrice mi hanno fatto ragionare su quanto sia importante ascoltare i propri figli. Non bisogna mai abbassare la guardia e bisogna sempre assicurarsi che la loro vita sia serena. Che non abbiano strane idee per la testa, che comprendano la verità di quello che li circonda, nel bene e nel male. Inoltre non bisogna scaricare su di loro le nostre frustrazioni, i nostri problemi, perché molto spesso i bambini possono pensare di essere la causa delle nostre sofferenze ed entrare in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

“Secondo lui, poi, per conquistare la loro fiducia occorreva basare il rapporto su sincerità e chiarezza, perché non sono delle testoline vuote, ma piccole persone coscienti e in grado di capire quale sia la verità”.

 

Non sono madre, dunque per me queste sono solo parole. So che è difficilissimo fare il genitore. Davvero complicato. Un ottimo inizio però credo sia quello di essere sinceri con i propri figli, e parlare con loro perché le parole hanno un potere immenso e i bambini hanno tutte le capacità per comprenderle, forse anche più degli adulti.

Nel libro possiamo notare una costante: il difficile rapporto tra la protagonista e la madre. Fin da piccola, la madre non è mai comprensiva nei suoi confronti. Non si pone mai le domande giuste e tenta sempre di sminuire e non manca occasione per criticare i comportamenti della figlia.

Nonostante ciò però, la protagonista ha una grande forza interiore, dovuta anche, paradossalmente, al cugino Vittorio, il suo carnefice, che ha sempre convinto la bambina di essere forte e capace di fare tutto ciò che voleva, senza riserve, senza paura.

Lei infatti, nonostante pensi alla morte come a uno dei modi per risolvere il suo problema, non arriva mai a mettere fine alla sua vita perché sa che deve esserci un altro modo. Si rende conto, alla sua tenera età, che la vita può sempre riservarti qualcosa di bello e che vale la pena viverla, fosse solo per vedere poi come va a finire.

“No, quello non poteva essere l’unico modo per cambiare le cose, una soluzione diversa doveva per forza esistere. Forse sarebbe bastato raccontare tutto a mia madre, ma avevo paura, soprattutto mi vergognavo”.

 

“Sono soprattutto le madri che fanno dei figli cià che sono, perché esse, più di tutti, hanno il potere di cambiare le cose”.

 

Da sottolineare è anche, purtroppo, il senso di vergogna che accompagna la crescita della protagonista. E’ una cosa inaccettabile pensare di vivere vergognandosi così tanto del proprio corpo, delle proprie azioni, anche dei propri pensieri.

L’abuso subìto non solo crea alla protagonista una situazione di vergogna per il proprio corpo ma anche una situazione di disagio nei confronti della vita in generale. Non ha mai avuto la possibilità di confrontarsi con gli altri in modo naturale perché i suoi pensieri erano monopolizzati dalla violenza ricevuta. Non sa come rapportarsi con chi la circonda e ha difficoltà soprattutto a scuola e quando, da adolescente, si ritrova a vivere una relazione amorosa.

“Dovevo capire cosa era accaduto e per colpa di chi, solo così, forse, sarei riuscita a ad assolvermi”

 

La cosa che mi preme sottolineare è il fatto che spesso i demoni più grandi sono proprio all’interno della famiglia. Il nido dove bisognerebbe sentirsi al sicuro, protetti e tutelati, diventa l’inferno dal quale scappare.

“Invece, il proprio nido è spesso il luogo meno sicuro, dove ci si ritrova ad avere a che fare con predatori assetati di vita”

Questo libro inoltre ci dimostra quanto sia importante aiutarsi l’un l’altro. Tendere la mano al prossimo e donare il nostro tempo a chi ne ha bisogno.

Mi piace il tono gentile con il quale è stata raccontata la storia. Un linguaggio in netto contrasto con gli avvenimenti spregevoli che narra. E’ giusto che queste storie siano raccontate. Per aiutare le vittime ad uscirne, per aiutare chi legge a soffermarsi di più su ciò che lo circonda. Per aiutare chi soffre, anche di un male diverso, a trovare la forza e il coraggio di amarsi e ricominciare.

Ne consiglio la lettura a tutti. Perché una volta terminato vi renderete conto che ne avevate bisogno. A me ha dato una nuova consapevolezza, mi ha fatto capire che anche se questi avvenimenti sono ormai all’ordine del giorno, non bisogna smettere di parlarne. Mi ha fatto capire che subire una violenza del genere ti segna per tutta la vita, soprattutto se sei costretta a tenere tutto dentro, a non poterti sfogare con nessuno e quando decidi di farlo, paradossalmente, non ricevi aiuto.

Quindi grazie all’autrice, Dora, per aver dato voce a questa storia perché può essere un monito per chi sta subendo violenza, sia fisica che psicologica e non sa come reagire.

“Se non avessi avuto fiducia in me stessa, non sarei riuscita a sopravvivere. Dovevo solo alla sicurezza nella diversità del domani la forza per contrastare tutto ciò che di complicato mi ero trovata ad affrontare”

 

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