[Collaborazione – Recensione] “Amaranto” di Ania Cecilia (PubGold)

“A volte si creano muri stupidi tra persone che darebbero la vita l’uno per l’altro.

L’essere umano spesso, per orgoglio, è stupido”

Buongiorno miei cari lettori e buon venerdì.

Con la recensione di “Amaranto” di Ania Cecilia comincia ufficialmente la mia collaborazione con la casa editrice PubMe, in particolare per la sezione PubGold.

Il libro di cui vi parlo è stato per me è una lettura tanto bella quanto sofferta.

Ha scatenato in me sentimenti contrastanti e fortissimi, è un libro che ti scava dentro.

Il protagonista, Amin, è un ragazzo iraniano che, come tanti suoi connazionali decide di affrontare un lungo viaggio per arrivare in Italia e sfuggire in qualche modo alla miseria e alla morte che sembrano essere le uniche due caratteristiche del suo paese, ormai martoriato da anni ed anni di guerre.

La narrazione parte dalla sua difficile infanzia, dove l’unica certezza nella vita del protagonista è la musica. Fin da piccolo ha sempre suonato il tar, uno strumento a corde tipico della sua terra, grazie al quale riesce a portare a casa qualche spicciolo esibendosi per strada.

Amin è costretto purtroppo ad una vita senza sentimenti, è obbligato a reprimere la sua sensibilità, tratto caratteriale assorbito dalla madre, morta quando lui era piccolissimo. Nonostante tutta la violenza che circonda la vita di Amin, lui riesce a non perdere la sua onestà e gentilezza d’animo, riesce a tenerla ben nascosta nel profondo del suo cuore senza mai però smarrirla.

<<Quando ero bambino giocavo poco. Non ce n’era il tempo, né c’erano gli spazi. La terra era incolta, minata, le strade rovinate, tutto era fango e pericolo. C’era solo un fiore che cresceva sempre forte e ostinato, il papavero. Quelle chiazze di rosso in mezzo al grigio del fango significavano primavera, e un po’ di luce nel buio. Il rosso dei papaveri mi dava conforto, così come questa canzone. L’ho scritta in un momento oscuro, a volte mi capita di non vedere nessuna primavera all’orizzonte, così cerco un appiglia, un papavero in mezzo al fango. In quel momento questo brano mi confortò. Per questo l’ho chiamato così. “Il rosso dei papaveri”.>>

 

Grazie ad un incontro fortuito con Cristoforo, un musicista italiano, Amin decide di voler partire per l’Italia, convinto di poter trovare lì un posto migliore dove vivere ed esprimersi attraverso la sua musica. Sa che in quel paese lontano, la sua arte potrebbe essere apprezzata molto di più e magari lì riuscirebbe ad avere una vita dignitosa, senza la paura e la violenza.

Assistiamo dunque al suo difficile viaggio che lo porterà, dopo non poche sofferenze, a Firenze, la città di Cristoforo. Qui Amin comincia a lavorare e anche se con difficoltà la sua vita sembra prendere una piega positiva grazie soprattutto ad Adele e Rossana, due donne che riescono ad andare oltre i pregiudizi e accolgono Amin nella loro casa, aiutandolo e stringendo con lui un rapporto filiale; ma è l’incontro con Christiane, che dona al protagonista la piena felicità.

Il finale del libro purtroppo non è lieto, assistiamo infatti ad un evento che purtroppo è accaduto davvero.

La strage del Novembre 2015 che ha interessato la città di Parigi, fa da sfondo ai capitoli conclusivi del libro. Ci tengo a precisare però che nonostante questo, la storia non è ispirata ad una storia vera ma è un’opera di fantasia.


E’ stato interessante sentir parlare in prima persona di un viaggio della speranza, della sofferenza di chi vive nella miseria e arriva in Italia perché pensa di poter trovare il Paradiso, ma prima è obbligato a dover sopravvivere all’Inferno.

E’ bello capire quanto il nostro paese faccia molto per queste persone, pur non avendo tante possibilità, la generosità dei volontari è fondamentale per fare in modo che chi arriva qui ed è veramente onesto possa integrarsi.

Come ho detto anche prima, penso che questa storia sia meravigliosa.

Ammetto che prima dell’incontro con Christiane c’è stato un periodo di stallo nella storia ma poi mi ha preso talmente tanto che ho terminato il libro in poche ore, piangendo mentre leggevo gli ultimi tre capitoli.

Non è stata solo la storia triste in sé a commuovermi ma il modo in cui è stata scritta.

Così delicato che pian piano mi ha fatto entrare Amin nel cuore e mi ha fatto soffrire molto dopo aver letto il finale della storia.

Credo che queste siano le storie che ci serve conoscere quando sentiamo che il mondo intorno a noi è così crudele e meschino. Quando sembra che tutto vada a rotoli e sia solo l’odio il sentimento che prevale sugli altri. E invece no, non lo è. Il sentimento prevalente nel mondo, quello che forse fa meno scalpore, ma che ha davvero le redini dell’umanità in mano, è l’amore. E’ la forza dell’animo umano di ricominciare a sperare e amare nonostante tutto.

Tutto mi sarei aspettata ma mai questo finale e questa sofferenza. Terminato il libro ho continuato a piangere per un po’, mi sono svuotata di tutto il male e la rabbia e la sofferenza che ho provato insieme ad Amin, a Christiane, Cristoforo e Adele.

Posso solo consigliarvene la lettura. Ne vale davvero la pena.

Credo che leggere sia non solo un intrattenimento, non solo un piacere ma a volte credo sia necessario che la lettura ci apra gli occhi, ci emozioni. E’ necessario che una storia arrivi dritto al cuore e lì rimanga come una ferita, bruciando a volte, per ricordarci l’emozione che ci ha fatto provare.

Qui di seguito come sempre vi lascio il link di acquisto Amazon (Amaranto) ricordandovi che è possibile trovare il libro nelle librerie specificando che il distributore è Fastbook Spa.

Oppure sul sito della casa editrice: libreria.pubme.me

 

Io vi ringrazio come sempre per la visita.

A presto.

 

Teresa.

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