[Blogtour – Mosaico Napoletano] “Napoli ieri, oggi e…”

Lettori buongiorno!

Oggi sono molto felice di parlarvi di un libro ambientato nella mia bella Napoli!

E’ stata una bellissima lettura, forte, commovente, divertente e davvero molto intensa.

Ringrazio quindi il blog Libriamoci Blog per la possibilità che mi ha dato di partecipare al Blogtour 🙂

La mia tappa si intitola “Napoli ieri, oggi e…” e in questo articolo mi concentrerò sui cambiamenti della città avvenuti negli anni che fanno da sfondo a questa storia.

Partiamo dagli anni 70 e viviamo l’infanzia di Giuseppe Russo, protagonista di questa storia dal sapore nostalgico. Non nego che tantissime di queste sensazioni, queste tradizioni e in generale tutti gli ambienti raccontati, le situazioni, mi sono molto molto familiari e le ho sentite vicinissime.

Il Natale per esempio, Giuseppe lo trascorre in famiglia, con i nonni. Ascoltiamo riti e tradizioni come quella dell’allestimento del presepe e dei zampognari che arrivavano dalle montagne con le loro scarpe pesanti e i vestiti pregni di quell’odore forte di pecore e natura, suonando con forza quegli strumenti rudimentali dal suono fortissimo e intenso. Usanze ormai cadute nel dimenticatoio, sono poche le famiglie che oggi preparano il presepe, molte quelle che lo comprano già bello e pronto o magari si accontentano di tre piccole statuine buttate là giusto per.

Alcune cose però, sono rimaste immutate, come la pizza a portafoglio da mangiare passeggiando per i vicoli e le ramanzine della mamma che, vera padrona di casa, fa rifare dritto tutta la famiglia a suon di mattarello.
Sicuramente in questo rivedo molto le mamme di una volta, sempre con le mani in pasta e il grembiule, ma assolutamente sempre pronte a qualsiasi evenienza. Sono le prime a dare torto ai figli quando sanno che hanno sbagliato ma sono le stesse che li difendono con le unghie e con i denti.

Molte mamme napoletane sono ancora così, ma le cose sono cambiate, e molto. Non so effettivamente se questo sia un male. L’emancipazione della donna e della mamma è un qualcosa di imprescindibile per me, il punto però è che non dovrebbe comunque perdersi quel senso di rispetto che una volta era molto più sentito nei confronti dei genitori. Complici sì, ma non amici. Molto spesso i genitori di oggi sono “fan” dei loro figli, non li sgridano, non li contraddicono in nessun modo e gli danno tutto ciò che vogliono senza distinzione. Rendendoli in questo modo incapaci di capire il vero valore di quello che hanno. Vero è anche, che alcune mamme di “ieri” erano fin troppo amorevoli con i figli (soprattutto i maschi), e hanno dato vita al famoso fenomeno del figlio “mammone” che senza la mamma non ha modo di compiere anche la più semplice delle azioni umane.

Riviviamo insieme a Giuseppe anche alcuni episodi tragici di Napoli, come l’epidemia di colera del ’73 o il terremoto che colpì l’Irpinia nell’80. Situazioni da me non vissute personalmente ma raccontate dalla mia famiglia. Situazioni in cui Napoli e i napoletani persero tantissimo ma non persero mai un tratto distintivo della loro personalità di popolo: la generosità. Tanti, tantissimi furono i morti, e la storia del piccolo Salvatore, raccontata da Daniela nel suo Mosaico Napoletano, è quanto di più triste io abbia mai letto. (A questo proposito voglio riportarvi il link ad un articolo molto interessante il colera del ’73)

Parliamo poi di una sorta di differenza tra quelli che sono gli abitanti della Napoli bene e quindi delle zone più abbienti rispetto ai napoletani del centro storico e delle zone più periferiche della città. La prima storia d’amore di Giuseppe sottolinea queste differenze che tanti anni fa erano sicuramente più nette rispetto ad oggi. Nonostante questo però, anche ai giorni nostri spesso nascono queste differenze ma fortunatamente in maniera minore.
Stessa cosa per i disordini politici, gli scontri tra destra e sinistra che hanno diviso spesso i  passato.
Anni fa la causa politica era molto più sentita e anche questo era un modo per dividere gli abitanti di una stessa città. Si evitava di frequentare quelli dell’opposizione e tanti, tantissimi erano i gruppetti che ai formavano. Molti di questi inneggiavano all’uguaglianza quando erano loro i primi a snobbare chi non la pensava come loro.
Oggi le cose sono relativamente cambiate. Sono cambiate le ragioni ma questa divisione esiste ancora, è più lieve ma ancora presente.

Tra le cose tristi, drammatiche, che il libro racconta, non poteva mancare lei, il cancro che da sempre mangia e continua a mangiare Napoli: la camorra.
E vabbè che ne parliamo affare. Quella è sempre esistita e sempre esisterà. Un cancro che logora la città e tutto quello che ne concerne. Ovunque c’è da estorcere loro ci sono. E si prendono con la forza quello che vogliono.

Ti fanno credere che tu abbia bisogno di loro, ma se tu tenti anche solo di opporti, loro bruciano te e tutti i tuoi sogni.

Su questo non posso affrontare e parlare di nessun cambiamento, anzi forse sì, il cambiamento c’è stato, ma in peggio!

Però c’è anche qualcosa di divertente da raccontare. I cellulari!

Assistiamo alla prima diffusione dei cellulari negli anni ’90, i motorola che avevano solo quelli “con i soldi”, ed è divertente vedere quanto questa rivoluzione tecnologica sia cominciata piano e che oggi sia invece assolutamente iperveloce. Giuseppe e i suoi amici si chiedono come possano diventare i cellulari negli anni duemila…e beh lo sappiamo cosa sono diventati!

Ultima, ma non per importanza, la musica di Pino Daniele!

Pinotto, come veniva affettuosamente soprannominato, accompagna tutta la storia di Giuseppe ma tutta la storia di una città. Basti pensare a quante persone sono scese in piazza in occasione della sua improvvisa morte nel 2015, milioni di cuori, diverse generazioni, tutte in strada per ricordare lui.

 

Questi a mio avviso sono i punti salienti del romanzo, quelli che sottolineano i cambiamenti della città partenopea.

Per quanto riguarda il libro in sè, posso dire che mi è piaciuto veramente tanto! E’ stata una lettura commovente, le lacrime agli occhi sono arrivate e sono anche scese lungo le guance in parechie occasioni. In particolare nel racconto del signor riccio, in quello del piccolo Salvatore (come ho spiegato prima), e anche in un’ultima occasione che non posso rivelarvi ma che per me è stato un colpo e davvero mi ha fatto male. Ricordo di essermi portata la mano alla bocca e di aver sgranato gli occhi. Ho sofferto con Giuseppe, ho gioito e mi sono divertita, innamorata, arrabbiata.

La prosa è davvero buona, scorrevole.
Mi piace poter ritrovare qualche frase in dialetto e sentir parlare delle tradizioni napoletane, dei luoghi di questa città in cui mi sono trovata e mi trovo spesso.

Il nodo che ti lega a Napoli è stretto, ed è sempre difficile scioglierlo, spesso impossibile. È una città che ti entra nel cuore, ti scorre nel sangue, nonostante tutto.

 

4 pensieri su “[Blogtour – Mosaico Napoletano] “Napoli ieri, oggi e…”

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