[Collaborazione – Recensione] “YOLO” di Clarissa Tornese

Avete presente quando tutto va male, siete ricoperti di cacca ma continuate a comportarvi nel modo sbagliato facendovi sommergere?

Ecco, questo è quello che succede a Vicky, o meglio Maria Vittoria Monterubbianese, la protagonista del secondo romanzo di Clarissa Tornese, che ringrazio molto per avermene inviata una copia 🙂

Partiamo come sempre dalla trama e, di seguito, la mia opinione:

«Sono stanca di essere sempre la sfigata della situazione! Quella che si fa male, quella che prende le inculate, quella che se c’è una fila viene superata, quella a cui danno il resto sbagliato e a cui fregano il parcheggio sotto il naso. Quella che, anche quando non c’è, è colpa sua se le cose vanno male. Sono da sempre la tipa che le prende, e forte anche! Sono, sono… ecco! Sono come gatto Silvestro, o Willy il Coyote, o come quello stupido di Paperino! Io nella vita per una volta, una volta soltanto, vorrei essere quel cazzo di Titti!»Yolo, you only live once; si vive una sola volta. Tra sbronze, incidenti stradali, arresti, serate ambigue e loschi maneggi con soggetti poco raccomandabili, Vicky movimenterà la sua vita fino al punto di capirne (o quanto meno ipotizzarne…) il vero valore.

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Innanzitutto partiamo dal titolo: YOLO è l’acronimo di You only live once ovvero “Si vive una volta sola” e racchiude al meglio il senso della storia raccontata.

Conosciamo Maria Vittoria in un momento di crollo totale, sia fisico che psicologico, e man mano lei ci porta con sé in una spirale di distruzione che comprende però uno sprazzo qui e là di luce.

Vicky è praticamente fuori controllo.
La sua vita è allo sbaraglio, non è in grado di fare anche le cose più semplici.
Alla soglia dei 30 anni non ha nulla di stabile e sicuro.

Si sente sotto pressione, è intrappolata in una storia d’amore che non funziona, in un lavoro che non ama e non ha mai amato, è fragile e l’ansia è la sua migliore e peggiore amica.
Lei sa di avere questi problemi e che l’alcool e la fuga non l’aiuteranno ma non ha la forza di smettere.

Quando cerca di fare qualcosa di buono, ovvero frequentare una clinica psichiatrica, conosce Eleonora, che complica ancora di più le cose. Anche lei è una persona instabile con tante cose irrisolte nella sua vita, e nonostante regali a Vicky dei momenti di spensieratezza e un barlume di serenità, in cambio la trascina in guai ben più grossi di quelli in cui Vicky da sola sarebbe riuscita a finire.

Soltanto alla fine, Maria Vittoria, riuscirà a vedere la “luce in fondo al tunnel” e capire che “si vive una volta sola” non vuol dire fregarsene di tutto e tutti, ma cercare di vivere tranquilli e sereni e godersi il dono meraviglioso che è la vita stessa.

Questo anche grazie all’affetto dei suoi cari. Si perché, per quanto lei sia un disastro, ha delle persone che le vogliono bene, poche ma buone, sua madre, suo padre (anche se burbero) e la sua migliore amica Valeria, unico filo sottile che la tiene ancora in piedi nonostante tutto.

Ho trovato il libro molto molto divertente, più volte sono scoppiata a ridere alle battute di Vicky e all’ironia della sorte (o della sfiga) che spesso si accanisce su di lei.
Penso sia tragicomico perché in effetti le modalità scelte per la narrazione sono divertenti, ma il fatto raccontato spesso non lo è per niente.

Vicky è una ragazza che nonostante i mille problemi, suscita subito affetto nel lettore, almeno a me è accaduto così. Più volte durante la lettura mi è venuta voglia di abbracciarla e aiutarla.

In effetti la sua completa incapacità di reagire è data dai tanti anni passati a far finta di essere un’altra persona sia per accontentare i genitori che il fidanzato. Si nota il rapporto pessimo con i genitori che diventa peggiore con il padre. L’affetto che prova nei loro confronti è forte ma il padre ha sempre preteso tanto da lei e l’ha costretta a fare cose che lei non voleva fare. Sono molto simili loro due, per questo si scontrano e difficilmente trovano un punto di incontro perché nessuno dei due cede per primo.

Ammetto che mi sarebbe piaciuto leggere qualcosina in più sulla ripresa di Vicky, sul suo “ritorno alla vita” e quindi avrei apprezzato molto un approfondimento sul finale che ci tiene invece un pochino sulle spine.

Nonostante questo però, devo complimentarmi con Clarissa per aver scritto un libro piacevole, scorrevole, divertente e aver creato un personaggio imperfetto ma da voler bene. Io la butto lì: ma un sequel?

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